sabato 18 ottobre 2008

LA RICERCA CHE AMO SOSTENERE

Per chi non vuole continuare a parlare a vanvera
Scritto da Stefano Montanari
venerdì 17 ottobre 2008


Che io l’abbia detto e scritto mille volte pare non avere effetto: l’Italia è un paese di scrittori, più o meno alfabetizzati che siano, ma non di lettori. Così capita che qualche politico, sempre nell’italica accezione del termine, strepiti portando alla ribalta argomenti esistenti solo nella sua immaginazione o altri chiariti da tempo immemorabile.
Ultimamente due micropolitici, uno del Sud e uno di casa mia, hanno puntato il loro indice contro di me. Ma, insomma, che cosa diavolo ci fa questo Montanari con il microscopio che “gli abbiamo comprato”? Lui fa soldi a palate e di ricerca manco se ne parla.
Non temete: non ho nessuna intenzione di ripetere le cose che conoscete già a memoria. Vorrei solo far conoscere una fetta della nostra ricerca, e una fetta importante, che altrove avrebbe grande risonanza ma che da noi è rigorosamente taciuta.
Ormai da tempo abbiamo visto che le polveri di cui ci occupiamo sono capaci di passare da madre a feto e lì, a seconda dello stadio di gestazione nel quale il fenomeno avviene, possono causare l’istaurarsi di malformazioni non di rado incompatibili con la vita stessa. Quando la compatibilità con la vita c’è, si tratta di una vita da non augurare a nessuno.
La scoperta, poi, della capacità delle polveri di entrare nel nucleo delle cellule dove risiede il DNA non è cosa da trascurare.
Comunque, perfino l’ARPA si è accorta che le polveri hanno la capacità di mutare il genoma umano.
Nel libro Il Girone delle Polveri Sottili sono raccontati alcuni casi di malformazione, ma qui ne vorrei ricordare uno che al momento della stesura non ci era ancora capitato. Da una città della Pianura Padana

ci sono arrivati i reperti di un bambino morto otto ore dopo la sua nascita e la diagnosi dell’anatomo-patologo è stata leucemia mieloide acuta. In quei reperti prelevati da vari organi, dal cervello ai linfonodi, abbiamo trovato una miriade di polveri micro e nanometriche solide, inorganiche, non biodegradabili né biocompatibili, tipicamente antropiche.
Due cose vanno tenute presenti: la prima è che il bambino ha sviluppato la malattia in grembo di una donna non ammalata, dunque, è nato con una sorta di terribile peccato originale di cui non è di sicuro responsabile, e la seconda è che, ovviamente, il bambino non era mai uscito dal grembo materno e, perciò, quelle polveri di chiarissima origine ambientale gli sono state regalate dalla mamma. Stessa cosa in tutti i casi che osserviamo compresi quelli, interessantissimi, di una patologia fetale di solito rara che ci sono arrivati da Malta, in cui le polveri antropiche si sprecano. Stessa cosa in un caso che ha avuto risvolti giudiziari, un caso di cancro della prostata in un bambino di otto anni, per il quale non solo nessuno ha contribuito con un centesimo (è la prassi), ma di cui si è persino taciuta la paternità delle analisi. Purtroppo, anche se democraticamente messe ai voti e dichiarate innocue per ragion di stato, le polveri nell’organismo e, ancor di più, in un organismo in rapida formazione, a rischio di deludere qualcuno sono quanto mai aggressive.
Così uno dei nostri impegni oggi è quello di fare ricerca sui reperti di feti che ci arrivano, una ricerca costosa, come sa bene chi ha qualche idea di come funzionino nei fatti le cose, che noi affrontiamo con il poco denaro che riusciamo a raggranellare da qualche consulenza e da qualche indagine a pagamento. Da fuori, nessun aiuto. Anzi.
A complemento, stiamo studiando, sempre a spese nostre, anche reperti di latte materno con campioni che ci arrivano dall’Ospedale di Alessandria.
A questo punto, è del tutto naturale che io chieda a questi politici (li chiamo così solo per comodità) che cosa facciano loro per affrontare questo problema, visto che l’unica funzione per cui giustifichino la loro esistenza dove si trovano e lo stipendio che passiamo loro (oltre al resto) è quella di occuparsi del bene comune.
Una malformazione fetale è una tragedia quando ci capita in casa e, ve lo assicuro, toglie il fiato anche se capita in casa d’altri. A meno che, va da sé, non si abbia lo stomaco di quei personaggi, uno stomaco, devo dire, un po’ curioso. Tempo fa il presidente di un consiglio comunale m’impose di non mostrare l’immagine di uno di quei bambini perché avrebbe potuto turbare la sensibilità dei suoi colleghi. Colleghi, va sottolineato, che si apprestavano a sottoscrivere con entusiasmo la costruzione di un nuovo inceneritore (pardon, “termovalorizzatore”, come sottolinea ancora oggi un povero policuzzo pugliese che ignora, tra le mille altre cose che gli sfuggono, la lingua italiana). Quell’inceneritore, come la chimica e la fisica comandano, di polveri ne avrebbe prodotte a centinaia di migliaia di tonnellate, ma questo è un fatto che passa in secondo piano quando ci sono tanti interessi in gioco per i quali si può tranquillamente schiattare.
E così accadde quando mia moglie fu invitata ad un convegno scientifico frequentato da scienziati (così si erano presentati) che squittirono scandalizzati quando videro le immagini incriminate. Le porcherie vanno tenute accuratamente nascoste come, ad esempio, si cerca di fare in Sardegna, ma la cosa non è troppo diversa altrove, e chi sbircia in quei segreti deve pagarla. “Hanno dato troppo fastidio e li hanno puniti.” Appunto.
Ed è questo che i politicanti cercano di fare: di punirci, di farci chiudere tutto. Degl’ignobili mascalzoni, certo, ma, da uomo, non riesco ad augurare loro altro che di non dover mai passare attraverso il dolore di venire in laboratorio da noi con un pezzo di un loro figlio mai nato o malato di cancro.
Fino a che siamo in tempo, fino a che la vostra azione da barbari ignoranti come siete non sarà arrivata a distruggere la nostra ricerca, prego il Cielo che apra un barlume nel vostro cervello e che, se non siete capaci di collaborare, almeno ci dimentichiate.
Per chi voglia documentazione, oltre a quanto trova in questo blog, consiglio di leggersi “Eu Research on Environment and Health” pubblicato dalla Commissione Europea e di consultare http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_eventi/2006/atti/Gatti.pdf

e http://www.oeghmp.at/download/veranstaltungen/2007-06-10_4th_inches_conference/program.pdf.

martedì 16 settembre 2008

NEL CIELO


Stasera proprio lì sotto
la luna, c'è una stella
brillante
una sola
stasera la vedo più del solito.


A.C.

venerdì 12 settembre 2008

NEL CUORE ALESSANDRA


Era una mattina di maggio del 1959, ero nella mia classe, dove frequentavo la quinta elementare, mi avvicinai piena di felicità, ma anche di timidezza alla cattedra e sussurrai alla mia maestra: "Signora maestra stanotte mi è nata una sorellina" Quella sorellina era Alessandra. Alessandra se ne è andata venerdì scorso all'improvviso lasciandoci tutti attoniti e disperati. Era la sorella più piccola una persona semplice, gioiosa e piena di allegria, nonostante la vita non fosse stata generosa con lei. Non aveva marito, non aveva figli, aveva sempre vissuto con i nostri genitori, che l'avevano lasciata presto e adesso viveva con Roberta l'altra sorella. Anche il lavoro non le aveva dato grandi soddisfazioni. Amava però le persone che le erano accanto e bastava poco a renderla felice. Aveva dei talenti propri personali che esprimeva in preziosi lavori manuali. E' con uno di questi che voglio ricordarla. Un quadro a punto croce fatto da lei, che mi aveva regalato poco tempo fa Quando era venuta a trovarmi, quindici giorni fa, lo aveva trovato appeso in bella mostra nel mio soggiorno e ne era rimasta, giustamente, orgogliosa.

Voglio ricordarla con questa sua bella opera.
Ti voglio bene Alessandra, sorellina mia!
Nel mio cuore per sempre!

martedì 9 settembre 2008

La perdita di una sorella

Oggi sono tornata a casa dopo il funerale di mia sorella Alessandra. Una telefonata venerdì mattina e è iniziato un incubo. Vorrei ricordare la mia cara Alessandra con qualche parola, ma lo farò quando sarò meno stanca. per ora riporto quello che ha scritto sul suo blog la mia grande amica Manuela, che mi ha fatto tanto piacere.



Oggi se ne è andata la sorella della mia più grande amica. Alessandra ha concluso la sua vita all’improvviso lasciando tutti sgomenti e pieni di dolore. Era giovane, chissà quante e quali cose avrebbe potuto ancora fare, ma non ne ha avuto il tempo. Voglio ricordarla con un fiore e voglio rassicurare la mia amica perchè non è tutto finito qui, ora Alessandra è in cammino per luogo bellissimo dove potrà realizzare i suoi desideri e dar corpo ai suoi sogni, forse questo mondo non la meritava.


Dedicato ad Alessandra


GRAZIE MANUELA!

domenica 10 agosto 2008

ESSERE ONESTI CON SE STESSI

Quando si parla di onestà si pensa sempre a persone che nella società si comportano bene in accordo con i dettami che il pensare comune porta avanti.E si pensa sempre che l’onestà sia un proprio comportamento verso gli altri. Prima però dell’onestà verso gli altri esiste l’onestà verso se stessi. Ho la sensazione che molte persone pur di portare avanti opinioni e argometazioni correnti tradiscano il prorprio se stesso. Essere onesti verso se stessi, al giorno d’oggi, non è facile, se apparteniamo a un detrminato ambiente o abbiamo una appartenenza politica specifica oppure frquentiamo determinate persone, sarà inevitabile che prima o poi alcune nostre idee su determinati argomenti non coincidano appieno con quelli degli altri e in quel momento sarà difficile esprimere quello che in verità sentiamo o, che più propriamente, cerchiamo di non sentire. Nascondiamo a noi stessi la nostra propria verità per seguire quella tendenza a cui precedentemente avevamo aderito. Ci tradiamo, tradiamo il nostro proprio io, ma questo non viene fatto in modo del tutto cosciente e quello che rimane dentro di noi è un profondo malessere a cui non sappiamo dare spiegazionwe. Essere onesti con se stessi è per me una ricerca continua e faticosa che porta però a uno stato interno armonico e di benessere. Questo ci trasformerà in persone veramente oneste sia con se stessi che con gli altri, cosa a mio parere estremamente rara al giorno d’oggi.

martedì 5 agosto 2008

Uno spaventoso dubbio

In Francia sono stati arrestati due vagabondi squilibrati per l'uccisione del piccolo Valentin di dieci anni. Un omicidio barbaro e senza senso. In un primo tempo gli investigatori avevano pensato all'aggressione di un animale selvatico da quanto il corpicino era straziato. Questo dubbio era nato, all'inizio anche per il piccolo Samuele. Bourg en Brasse dista da Cogne 250 chilometri e ora gli investigatori francesi stanno indagando anche in Italia perchè sembra che i due vaghassero da ben vent'anni tra Francia Belgio e Italia. E se fossero loro gli omicidi del piccolo Samuele?

http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg.html_733653468.html

sabato 26 luglio 2008

Invecchiamento della psiche

Mi ha colpito la notizia di un uomo di 103 anni che ha tentato il suicidio gettandosi in Arno. Due poliziotti di passaggio lo hanno visto, si sono gettati nel fiume e lo hanno salvato. L'uomo, un vecchietto lucido, in salute, ha detto con un filo di voce che aveva cercato di morire perchè era stufo di vivere.
Questa frase mi ha fatto venire in mente mio nonno che a novant'anni diceva la stessa cosa, con la sua parlata livornese :" M'è venuto a noia campare" Era un uomo sano e assolutamente in gamba, viveva solo e dimostrava fisicamente vent'anni di meno. Una mattina non rispondeva al telefono, mia mamma corse nella sua casa, era tutto in ordine, sembrava non ci fosse nessuno, ma cercando bene lo trovarono scivolato sotto il letto, morto. Era stato bene sino alla sera prima. Stava bene fisicamente , ma la sua psiche era stanca, la nonna lo aveva lasciato due anni prima e lui sentiva la stanchezza della vita. Era strano per un tipo come lui, che era stato sempre pieno di vita, che amava vivere e non aveva mai avuto nella sua vita momenti di sconforto e che aveva superato tantissime difficoltà. Eppure era stanco di vivere.
Ho fatto quindi una riflessione. Sentiamo dire che in futuro la medicina farà sì che si possa vivere fino a 120 anni e forse più, ma anche ammettendo che questo sia possibile, cosa a cui credo poco, con quali strumenti psichici affronteremo quei venti trenta anni in più? Quel periodo non esiste nella nostra psiche. E quindi non andrebbero creati solo gli strumenti fisici per vivere così tanto, ma anche e, soprattutto, quelli psichici. Altrimenti sarebbe come far vivere un corpo senza mente. Ogni periodo della vita ha bisogno del suo scopo e a quell'età l'unico scopo per vivere sarebbe la paura di morire, ma a quell'età forse anche la paura di morire non c'è più, perchè la morte in quel tempo è fisiologica, sia fisicamente che psichicamente.

http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/centenario-suicida/centenario-suicida/centenario-suicida.html